Domenica 1 Marzo i maestri Shi Rong Hua, Marcello Sidoti e Gianfranco Pace hanno fatto uno stage insieme, due ore a testa per proporre frammenti della forma, esercizi e applicazioni…è stato memorabile.
Non capita tutti i giorni di poter vedere in unico stage i diversi approcci di tre maestri, tre percorsi di ricerca, tre modi diversi di allenarsi, tre diversi Gongfu..
E’ stato come mettere il Taiji sotto tre fari e che lo illuminano da angolazioni diverse per vedere meglio ogni dettaglio.
La radice è comune, risale a quando nessuno si sentiva all’altezza di essere chiamato maestro, neanche Hua, da allora è passata tanta acqua sotto i ponti, le strade si sono separate, giustamente, come dice l’antico proverbio: un’ albero cento fiori, e oggi è bello ritrovarsi per ascoltare, imparare e giocare insieme, vedere cosa fanno gli altri e far vedere quello che sappiamo fare noi.
Nel mondo dei maestri e delle scuole ognuno ha voglia di dire che il suo Taiji è un po’ meglio di quello degli altri, ci stà, è sempre un po’ così, ma questo non toglie niente alla magia di vedere tre artisti marziali, che hanno intrecciato i loro percorsi lungo trenta o quaranta anni di pratica, che si impegnano per condividere uno stage, condividere i loro insegnamenti e far conoscere i loro allievi.
Difficile fare una sintesi, anzi impossibile. A me che sono allievo del maestro Shi Rong Hua questo stage ha fatto capire meglio le caratteristiche del percorso del mio maestro, la ricerca del centro, la forza che scaturisce dal rilassamento, potente improvvisa e inaspettata, sradicare senza usare la forza, senza usare la velocità, nel solco tracciato dalla successione dei maestri, nella radice viva del Taiji, nella pratica di un’ allenamento in grado di cambiare corpo e mente, autentico e senza compromessi.
Ma credo che tutti quelli che hanno partecipato a questo stage abbiano portato a casa una visione più precisa della direzione nella quale il proprio maestro li sta conducendo.
A certi livelli non si può parlare di chi è meglio o chi è peggio, ognuno dei tre maestri esprimeva in ogni movimento la precisione, la naturalezza e l’efficacia di figure eseguite decine di migliaia di volte, e neanche si può parlare di maggiore o minore sintonia personale con uno o un’altro maestro perché è scontato che sia per il proprio.
Invece una cosa molto importante è capire meglio il percorso tracciato dal proprio maestro perché la strada del Taiji non è nè semplice nè chiara, questo è stato il frutto di questo stage condiviso, il confronto riesce ad illuminare reciprocamente, e mi ha fatto vedere meglio la strada del mio maestro, che è anche la strada che sto percorrendo io insieme a lui.
Credo che questa stessa cosa la possono dire del loro maestro anche gli allievi di Marcello e di Gianfranco.
Spero che con questa consapevolezza ci possiamo liberare delle naturali logiche di competizione tra scuole che ostacolano eventi come questo perché è stata un’occasione bellissima e spero tanto che si possa ripetere nei prossimi anni per poter aggiungere ancora qualche tassello al puzzle senza fine del nostro Taiji.




