Il mondo del Tai Ji Quan, lo sappiamo tutti, è piuttosto variegato, noi abbiamo la grande fortuna di seguire il m° Shi Rong Hua , sicuramente uno dei maggiori esperti di Tai ji quan in Italia

Ai miei occhi, però , non è tanto il suo VI° Dan (pur rimarchevole) a renderlo speciale ma piuttosto la curiosità e il suo amore per l’Arte. Dopo essere diventato il primo allievo del m° Liu Jianping è stato presentato al m° Feng Zhi Qiang e in seguito è stato accettato come discepolo ufficiale del m° Wang Xian, la sua curiosità lo ha portato ad apprendere anche da altri maestri di grandissimo spessore. Il m° Shi Rong Hua ha studiato con estrema attenzione sia il sistema Chen che quello Yang.

Il suo approccio è sempre stato: “ il Tai ji è il Tai ji e i vari stili ne sono le sfumature i sapori diversi”. Se accanto a questo ci mettiamo che il maestro non ha mai mitizzato le forme ma piuttosto le ha usate e modificate a seconda dell’utilizzo che voleva farne e agli allievi che aveva davanti, cominciamo a ricavare un metodo di studio e di insegnamento già piuttosto importante.

Inizialmente ha usato la forma 56 Chen per la formazione fisica dei suoi allievi, poi è passato alla Lao Jia Yi Lu per rifinirne i movimenti ; quando il suo insegnamento si è fatto più profondo ha usato la forma 40 Yang e solo ultimamente ha esposto la Pao Chui per il futuro studio dell’emissione della forza.

Tutti i suoi allievi sanno bene quante volte abbia modificato il modo di interpretare le forme.

Shi Rong Hua non segue per la sua Scuola percorsi standardizzati ma sicuramente pensa molto a cosa vuole insegnarci e ai modi più efficienti per farlo.

Mi è capitato essere rimproverato perché non facevo in modo corretto un esercizio e che mi dicesse “se tu avessi fatto meglio quell’esercizio ora non avresti difficoltà ..”. Gli esercizi cui si riferiva erano di molti anni addietro, e ho dovuto fare mente locale per capire a cosa si riferisse ,segno chiaro che ci sta allenando e che siamo all’interno di un “progetto” già da molto tempo!

Il problema , se lo vogliamo cercare, è che il suo metodo è cinese, molto parco nelle spiegazioni, contrasta con i nostri modelli per i quali tutto deve essere spiegato e catalogato fin da subito.

La direzione che il Maestro intende imprimere alla sua Scuola si sta attualmente palesando quando lo si vede continuamente proporre gli aspetti che sono il cuore del Tai Ji Quan.

È in questa ottica che va visto il suo deciso rifiuto all’uso di guantoni : per prima cosa, argomenta il maestro, questo aspetto non abbiamo il tempo per allenarlo e quindi sarebbe un qualcosa fatta male e senza spessore; inoltre l’uso della forza ci porterebbe in contrasto con l’aumento della sensibilità desiderato.

La sua posizione, espressa molto chiaramente l’ultima volta che ci siamo incontrati con i Responsabili Tecnici Regionali, è che sia normale per una Scuola scegliere delle direzioni e degli ambiti di studio, tutto non si può fare dato il tempo a disposizione.

Non scimmiottate quello che fanno gli altri, noi abbiamo una direzione e le cose che facciamo le facciamo bene; non è un problema non fare delle cose, tutto non si può studiare, il problema è, semmai, avere un livello basso su quello che si fa’ ”.#siamounagrandescuola

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