Arte del Tai Chi Quan Scuola di Tai Chi Bologna

“Il Tai Chi Chuan (太极拳) è prima di tutto rotondo come rotonda è la terra. Aprire e chiudere, kāi (开) e hé (合) sono alla base di ogni movimento. Rilassare è il modo per coltivare la forza. Il Tai Chi Chuan è Nèijiā (內家) Arte marziale interna.”

Conosci te stesso

Graziano Napoli | Notizie e eventi

Pubblicato il: 21 Marzo 2026

Sempre di più mi sembra di “capire” ciò che il M° Hua intende quando dice che: “Serve fiducia per impara”.

Esiste uno stato mentale ottimale per l’apprendimento del Tài Jí Quán: il Maestro lo chiama “Giocare”. Credo intenda un giusto equilibrio tra l’essere puntati in una direzione o “settati” in una strutturazione e il variare, provare differenti possibilità/strade. Come in un gioco: devi svolgere una missione, rispettando alcune regole su cosa puoi e non puoi fare, hai un campo delimitato e all’interno di questa “strutturazione” hai la più completa libertà di agire nella maniera più fantasiosa, rimanendo dentro alle regole, per arrivare al completamento dell’obiettivo. Raggiungere questo stato mentale può essere molto difficile se non ci sentiamo accettati, dagli altri e da noi stessi, e adeguatamente liberi di esprimerci, ma ci sentiamo costantemente giudicati.Un giudizio che può essere sia esterno (dato da altri) che interno (dato da noi stessi), reale (espresso da altri o da noi stessi che ci critichiamo per un errore fatto) o immaginario (crediamo che gli altri ci stiano giudicando o che abbiamo fatto un errore peggiore di quanto sia in realtà). Essendo una persona molto chiusa ed ansiosa, sento molto il “peso” di vari giudizi, critiche o semplici osservazioni che arrivano, anche quelli positivi sono difficili da vivere esattamente come quelli negativi.Sento anche i semplici sguardi altrui, reali o meno, perché il più delle volte tutti sono impegnati nel loro lavoro ed a riflettere su di esso, e questo mi fa vergognare, irrigidire e non mi lascia giocare come vorrei. Un esempio è il Tuī Shǒu 推手: come fai a giocare e provare le forze se non sai e non ti fidi della reazione altrui?

Spesso quando metto le mani a contatto con gli altri, non so se e quanto posso fare perché non so quanto l’altro sia disposto ad accettare o voler fare, non so se vuole solo girare, se vuole spingere o meno, se vuole solo fare ciò che è nella sua idea di studio e, forse, che voglia che io faccia la sua stessa cosa.

Molto spesso finisco per accordarmi con quello che l’altro fa e/o non fa, così da non lasciarmi andare, chiudermi/costringermi in qualcosa di fisso, che non capisco nemmeno, rendendo e studiando molto meno di quanto avrei potuto se fossi riuscito a giocare. Quelli con cui riesco meglio a giocare, sono quelli che non sentono il bisogno di dover parlare e chiedere riguardo a ciò che facciamo. Con alcuni è proprio come se fossimo entrambi consapevoli che siamo lì a studiare qualcosa che non sappiamo fare, ovvero ciò che cerca di insegnarci il Maestro, e che ognuno di noi sta cercando di fare del suo meglio. Così ci mettiamo lì, in silenzio, a provare e continuare a provare.Uno dei momenti più belli di questo seminario è stato quando una sera, rientrando in albergo, ho fatto Tuī Shǒu con il mio Maestro Alberto: ci sei solo tu con quello che hai capito delle 8 forze del Tài Jí Quán e ci sono solo io con quello che ho capito di esse. Ognuno come meglio sente e riesce, gestire, controllare e sbilanciare l’altro, ciò che riesci a fare va bene perché solo praticando potrai svilupparlo ulteriormente. Partendo da fermi con i piedi fissi a Tuī Shǒu in movimento, entrando con le mani per prendere posizioni di vantaggio, tutto era consentito, ma rispettoso e non violento, ci siamo spinti senza farci male, senza starci male, con rispetto ed entrambi con gli occhiali da vista addosso senza paura o tensione che cadessero o si rovinassero perché quando si gioca decisi ma controllati, non c’è voglia o desiderio di prevalenza “ostile” dove si “deve” vincere o essere migliori a ogni costo.

Quelli con cui non riesco a giocare, sono quelli che sentono il bisogno di parlare e di dire la loro. Come se volessero far prevalere la loro visione, o che si mettono a commentare dicendo che non va bene, quello che faccio, o lo paragonano a quello del Maestro, che è altamente più rilassato di me e, per quanto io cerchi di essere il più rilassato il possibile, ancora non sono al suo livello. Questo mi porta a chiudermi e smettere di provare, così da non studiare o studiare molto meno di quanto avrei potuto/voluto.

 

In questo seminario il M° Hua ha detto: “Tài Jí Quán si deve conosci te stesso e conosci altro. Si deve lavorare lento, così con calma si costruisce questa sensibilità per sentire e conoscere sé stesso e altro”.

Anche le nostre reazioni emotive e psicologiche che ci favoriscono o impediscono lo stato di gioco, rientrano in questo “Conosci te stesso” che il Tài Jí Quán ti vuole insegnare.

La nostra Arte ci mostra come siamo e quali sono i nostri atteggiamenti o modi d’essere su cui lavorare per diventare persone più equilibrate, complete e sviluppare il movimento tipico e particolare del nostro Tài Jí Quán.

Se ripenso al passato e al percorso svolto, vedo cambiamenti enormi: già solo questo testo, ciò che ho scritto non l’avrei reso pubblico 2 anni fa, l’avrei al massimo detto a quei pochi più vicini a me. All’inizio della mia pratica, mai l’avrei detto ad alcuno.

All’interno del Tài Jí Quán mi sono trovato a lavorare sul mio modo d’essere, cercando di sviluppare più apertura e più sicurezza (fiducia) in me stesso, nel mio percorso di studio e anche negli altri. Questo sviluppo è stato molto naturale, non imposto da me o da altri, ma “nato” dal mio voler riuscire a fare ciò che il Maestro ci insegna e, nel contesto di insegnante, nel voler riuscire a passare ai miei allievi le cose che so.

L’unica cosa di cui necessitavo era un clima di accettazione e comprensione da parte degli altri, nel gruppo. Questo è uno dei motivi per cui il Tài Jí Quán mi piace molto: nella nostra scuola ho trovato ambienti e situazioni con prevalenza di accettazione delle differenze altrui e del lasciare che l’altro possa svolgere il suo percorso.

Spero di riuscire a creare questo stesso clima e ambiente nei miei corsi perché vedo come alcuni allievi cambiano, come nel momento in cui li accetto per come sono e gli dò la possibilità di esprimersi e seguire il loro percorso, diventano più sereni, rilassati, felici e si impegnano di più.

Graziano Napoli

Arte del Tai Chi Quan stile Chen

Potrebbe interessarti…

Per la giusta forza…

Per la giusta forza…

...serve cambiare la mente Il tipo di forza che applichiamo sull'altra persona e come la applichiamo sono il riflesso...

La sottile linea tra…

La sottile linea tra…

..."Troppo" e "Troppo poco" Ricercare il movimento specifico del Tài Jí Quán è come ricercare la sottile linea tra...

Tài Jí e Moxa

Tài Jí e Moxa

Nella medicina tradizionale cinese viene classificato il Tài Jí come la Moxa tra le pratiche di cura. Nel mio percorso...

Pin It on Pinterest

Share This