casalecchio di reno 2016

 

 

Praticare la mattina nella fresca brezza marina, all’interno della pineta, mi fornisce quel silenzio e quella concentrazione che cerco sempre e che tanto mi permette di ascoltare il mio corpo.
Stavolta però c’e’ qualcosa di diverso, di nuovo.. o forse no, ma dopo aver passato giorni col Maestro Hua, sento che qualcosa e’ cambiato, non sono in grado di esprimere a parole questa sensazione, ma so di sicuro che sono cambiata.
E’ come se percepissi ancora  il Maestro quando, durante le lezioni mi faceva sentire come funziona quel determinato movimento, o come si esprime l’intenzione, o ancora, come mi aggiusta e cosi , praticando quando arrivo a “quella ” posizione mi accorgo che il mio corpo cerca quel sapore, o quel dolorino associato a una nuova postura che non avevo mai percepito così.
E’ straordinario come la sensazione che provo sia  quella di ritrovare sempre qualcosa di nuovo e profondo anche in un movimento che credevo di conoscere ormai da anni… che credevo di conoscere…  ma che in realtà non conoscevo affatto ed e’ questa secondo me la vera conquista.
Il mio Taiji ora si esprime lentamente come a voler assaporare ogni singolo movimento, spostamento, e noto che ogni piccolo gesto o posizione sembrano nuovi.
Non voglio perdere questa sensazione, quindi mi ripeto: lavora, lavora, lavora e resta lì, cerca l’intenzione, quella profonda, quella che fa del nostro Taiji il Taiji che adoro e che sempre più capisco non possa essere per tutti.
Grazie Maestro, e so che solo grazie non sarà mai abbastanza.

casalecchio di reno 2016

Casalecchio di Reno Giugno 2016

I primi momenti sono quelli della “perfezione”, quelli dove ti senti bene, dove sei fortissimo della TUA forma e del TUO sentire. I primi giorni va sempre tutto benissimo e la voglia di dimostrare quanto si è bravi e quanto si è imparato è tale e quale quella di un bambino che mostra fiero i compiti al papà.

Poi papà sorride e vede con altri occhi…

Si inizia dopo il III giorno: pratica e grammatica, come gli adagi delle scuole dei nostri tempi… poi…

… cosa sta succedendo? cosa si sente? cosa è il Tai Chi che stiamo studiando? parlo per me, naturalmente. In tre giorni sento i piedi come non li ho sentiti prima…strana cosa. sembra di rifugiarsi in un’opera pirandelliana: non il naso…i piedi! perché poi i piedi? perché questi piedi arrivano col dan bien a collegarsi con la mano destra.. poi la sinistra per poi arrivare ad aprire le anche e a “rilassarsi”? cosa è “rilassarsi?” ancora non lo so, ci lavoro da anni, ma qualcosa si percepisce. Ancora sfuggente, ancora lì, eppure non ancora presente.

Lo stage è crescita “slow”. non tanto, né tante forme o tecniche. il sapore dell’acqua è lo stesso dal primo sorso…

Nell’’ultimo giorno di stage.

L’aria è più rilassata Per chi ha fatto tutto il percorso, oggi è una quasi festa. Quasi perché poi il Maestro se ne andrà. Da parte nostra cercheremo di fare tesoro delle sue lezioni, dei suoi movimenti e della intenzione che ci ha invitato a cercare e a fare uscire da dentro.

“TU FA” è uno dei tormentoni di questa scuola…e allora via, si continua, si FA. non serve tanto altro. poche cose, poco alla volta, magari in compagnia o in gruppo, ma TU FA.

 

Trovo che più di tutti, loro abbiano fatto un lavoro di ricerca personale su alcuni tratti del TaiJi ai quali loro sono più affini.
M° Shi Rong Hua e DTR

 

GIULIANA DESCO  ha unito i principi e la teoria con maniacale precisione e metodo alla pratica ha creato tutto un corollario di esercizi formativi e introduttivi al TJQ che riunisce tutte le più preziose cose scritte per condurre un allievo all’interno del mondo dello studio di quest’arte.

 

LORIS CAPPELLARI si caratterizza per il suo radicamento rappresenta più di tutti il trigramma della montagna nel corpo e il cielo nelle mani, ha saputo unire la stabilità e la solidità con la “gentilezza” del tocco che tutt’altro che lieve come nei detti del TJQ “veste di cotone con animo d’acciaio”. Da lui ho capito tramite la pratica cosa intendeva Chen Man Ching con “ la mano della bella donna”.

 

ALBERTO NEGRELLI ha investito molti anni della sua vita nel TJQ, ne ha trovato la via per vincolare energie emotive caratteriali delle persone.Più di tutti ha ricercato lo “Yi” intenzione, qualità necessaria nella pratica del Wu Shu ( Arte Marziale). L’intenzione concentra tutte le energie nello scopo, così è il suo TJQ asciutto e funzionale. Perchè é questo l’aspetto che enfatizza e ricerca del TJQ.

 

FABIO TINTI ha dedicato molti anni alla ricerca della struttura e alla ricerca dello Han Hsun Ba Pei, rilassamento del corpo.Attraverso questa linea di studio rappresenta il trigramma dell’acqua con esterno fluido e animo solido, l’acqua non ha forma definita e si adatta agli spazi che trova inondando tutti gli spazi vuoti, così è il suo TJQ. Più di tutti ha studiato il carattere del TJQ del “mangiare la forza”, carattere indispensabile per evitate lo scontro con “li” la forza dura.

 

ANDREA PENNACCHI col quale ho speso meno anni di studio, non mi dilungherò molto. Posso di certo dire come in accordo con i suoi”fratelli di Gong Fu”, che il suo TJQ unisce armonia con radicamento creando movimenti fluidi e stabili.

 

Queste persone hanno trovato nel TJQ un alleato, uno strumento per convogliare energie preziose della loro vita, una chiave per valorizzare le loro peculiarità.

 

 

A detta di tutti i partecipanti, il m° Shi Rong Hua nell’ultimo stage è stato veramente strepitoso: è riuscito a mostrare la complessità e la ricchezza della nostra Arte come solo lui sa fare.

Per me istruttore de “l’Arte del Tai Chi Quan” è stato uno stage semplicemente illuminante.

Un breve pezzo di forma, che noi eseguiamo oramai da anni, e di cui credevamo  avere capito più o meno tutto, in un batter d’occhio ci è stato rivoltato, modificato.

Il Maestro ha parlato delle forze, dell’Intenzione, ci ha mostrato delle cose sempre più fini … ma per me c’era di più: si muoveva in modo diverso, diceva cose diverse, si proponeva in modo diverso.

Ho rimuginato molto, mi ci è voluto non poco per capire in cosa consistesse questo cambiamento che mi sfuggiva, non riuscivo ad afferrare; poi ho cambiato punto di vista, l’angolo di visuale.

Cerco di tradurre la cosa come posso.

I maestri insegnano prima le forme, poi passano a seconda delle loro capacità e della loro volontà a qualche cosa di più fine, ma che fa sempre parte della forma, come dire una forma fatta sempre meglio.

In questo stage il maestro non ha, invece, parlato delle forme ma ci ha detto di un atteggiamento, di un corpo, di una impostazione: ecco perché la forma ci è sembrata rivoltata come un calzino .

In realtà la forma non è mutata di molto, siamo noi ad essere cambiati!

A un certo punto dello stage il maestro ha detto:

queste cose non si possono insegnare, si possono solo mostrare poi ognuno deve ricercare e trovare.

Semplice anche se difficile da spiegare.

Loris